Cinque presenze fluttuano nel buio. Volti d’argento sospesi nel vuoto, trattenuti dal vetro come apparizioni in bilico tra ciò che è e ciò che appare. È questa l’esperienza immersiva proposta da Ritratti Materici, il progetto dell’artista e fotografo umbro Simone Frascarelli, che sarà inaugurato nell’ambito della manifestazione Primavera in Valnerina e ospitato all’interno del Museo della Canapa.
Il percorso espositivo si apre in una stanza completamente oscurata, dove cinque fasci di luce, isolati nello spazio, rivelano le opere, mentre tutto il resto scompare. In questo ambiente rarefatto, ogni ritratto emerge come una presenza sospesa, priva di un fondo, capace di affiorare tra visibile e tangibile.
Le opere nascono da un processo fotografico antico e affascinante: il collodio umido, introdotto nel 1851. In questa tecnica, ogni lastra è impressionata una sola volta dalla luce e ciò che appare bianco non è inchiostro né stampa, ma argento metallico reale depositato sul vetro.
L’immagine riprodotta è fisicamente incarnata nella materia, dai ritratti dei volti emergono materiali che sembrano scaturire dall’interno del corpo, che non sono semplici elementi decorativi, ma estensioni che rendono visibili stati interiori, tensioni e necessità. La materia diventa così linguaggio, azione, trasformazione. Ciò che normalmente resta invisibile prende forma, talvolta in modo conturbante.
Questa tensione si estende anche alle cornici lignee, dove gli stessi materiali creano una continuità tra corpo, immagine e oggetto. Il ritratto non si limita a essere contenuto, ma si espande nello spazio, diventando presenza concreta.
La forza del progetto risiede nel filo conduttore tra passato e presente: una delle tecniche più arcaiche della fotografia genera immagini sorprendentemente contemporanee, dove l’argento sospeso nel vetro restituisce volti che, pur essendo interamente fisici in quanto fissano un’identità, sembrano immateriali nel divenire un punto di tensione tra corpo e materia, tra ciò che emerge e ciò che resta celato.
È così che la mostra Ritratti Materici diventa un invito a osservare non solo ciò che si vede, ma ciò che prende forma nel processo stesso dell’osservazione dell’opera.