Il Sambuco, la pianta delle streghe

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Dopo essersi tinta di rosa per la fioritura dell’albero di Giuda, nella seconda metà di maggio la Valnerina si tinge di bianco grazie alle infiorescenze di un’altra pianta selvatica (che, in qualche tradizione europea, viene riportata come la pianta scelta da Giuda per impiccarsi).
Il profumo dei fiori di sambuco riempie l’aria di questi giorni, quasi fosse la nota olfattiva del passaggio all’estate e ai suoi colori, quando vedremo il bianco dei fiori svanire, il verde delle foglie farsi più intenso e il nero-viola delle bacche fare capolino tra la vegetazione.
Questa pianta, tradizionalmente attribuita alla famiglia delle Caprifogliacee (sebbene appartenga alle Adoxacee) riserva molte sorprese per via degli usi che se ne possono fare e delle tradizioni e leggende ad essa collegate.

Gli usi popolari di questa pianta prevedono la raccolta del fiore o dei frutti. Le infiorescenze possono essere impiegate per la preparazione di infusi e di sciroppi dissetanti, oppure possono essere immersi nella pastella e consumati come frittelle.
Le bacche, invece, vengono raccolte a fine estate e utilizzate per la realizzare marmellate, per la produzioni di inchiostri o di tinture per stoffe e fili, dai colori che variano dal rosso-viola al nero, o ancora per dare colore al vino.

Ma ciò che colpisce maggiormente di questa pianta è il legame con la magia che appartiene non solo alle leggende della Valnerina ma a quelle di ogni luogo e tempo. Ad esempio, partendo proprio dai nostri giorni, la bacchetta magica del famoso maghetto Harry Potter era fatta di legno di sambuco o, tornando indietro di qualche tempo, è di sambuco anche il piffero della favola “Flauto Magico” in grado di incantare sia gli animali che i bambini col suo suono.

“Legno stregonio” è uno dei tanti nomi con cui viene appellato questo alberello, poichè non è raro trovare, nei tronchi spaccati di altri alberi, del sambuco nato dai semi lasciati dagli uccelli, estremamente ghiotti delle sue bacche. Il legno di simili piante era stregato e non in senso negativo, piuttosto perché era un albero incantato e gli amuleti realizzati col suo legno erano in grado di proteggere chi li indossava. In particolar modo questo prezioso talismano era attaccato con un laccio rosso alle bestie gravide come auspicio per la buona riuscita della nascita o era scelto dalle donne incinte come protezione, visto il significato del tronco aperto che ricordava il ventre materno.

Il sambuco, tuttavia, è detto l’albero delle streghe anche per un altro motivo. La composizione dei rametti, molto singolare, presenta un anima o midollo simile a una spugna che, quando il ramo cresce, secca e diventa polvere, lasciano una cavità al suo interno. Questa struttura, che ricorda quella di un piccolo flauto naturale (difatti può essere utilizzato veramente per fare strumenti musicali, non solo nelle favole) fa in modo che i rami cavi emettano dei suoni, soprattutto nelle giornate di vento. L’inspiegabile melodia prodotta da questa pianta ha fatto nascere la tradizione che, dentro ogni pianta di sambuco, ci vivesse una strega.

I vecchi di un tempo, che spesso avevano sostituito le povere streghe, fin troppo bistrattate, con la Madonna, dicevano ugualmente che il legno di sambuco:

“Non tocca abbruciallo perchè c’ha l’anima dentro e, anche se adesso non ce se fa più
caso a ‘ste cose, se lo bruciavi poi te portava male! Bruciallo è peccato!”

Perciò state accorti: non abbiamo dubbi sul fatto che le streghe del sambuco siano quelle buone, un po’ come i suoi fiori fritti, e che non siano affatto gelose delle parti che la pianta generosamente ci offre. Ma anche se non la vedete, ricordate di ringraziare la sua strega ogni volta che raccogliete del sambuco selvatico. <