I Fratelli Campani e la scoperta degli anelli di Saturno

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I Fratelli Campani e la scoperta degli anelli di Saturno

L’osservazione del cielo, forse perchè così distante e misterioso, ha sempre affascinato e alimentato la fantasia dell’uomo, che ha visto nelle sue stelle i profili degli dei e ha immaginato per millenni cosa vi fosse oltre le nubi. Insomma, il cielo è sempre stato fonte di ispirazione e pretesto per aguzzare l’ingegno – basti pensare allo sfortunato Icaro e al suo sistema per volare. D’altra parte, parafrasando un autore latino come Ovidio, ciò che distingue l’uomo dagli altri animali è proprio la sua capacità alzare lo sguardo verso le stelle.
Gli argomenti che si potrebbero toccare raccontando i progressi fatti nella storia dell’uomo sono infiniti come il cielo stesso. Oggi vi parliamo di una curiosità che non riguarda solo una scoperta “astronomica”, ma che si intreccia con la storia locale della Valnerina: la scoperta degli anelli di Saturno.

Il primo a teorizzare l’esistenza di un sistema di anelli concentrici che cingevano il globo del pianeta fu l’astronomo e matematico olandese Christiaan Huygens, che nel 1659 pubblicò nel trattato Systema Saturnium le proprie osservazioni:

Annulo cingitur, tenui, plano, nusquam cobaerente, ad eclipticam inclinato”
(È circondato da un anello sottile, piano, da nessuna parte aderente, inclinato rispetto all'eclittica).

La pubblicazione dell’Huygens del 1659 generò un notevole interesse tra gli studiosi di astronomia, tanto da suscitare opinioni contrastanti. La disputa intellettuale aveva interessato e coinvolto, negli anni tra il 1660 e il 1664 personalità come il granduca Ferdinando II, i suoi fratelli cardinali Leopoldo e Mattia e alcuni autorevoli esponenti dell’Accademia del Cimento, suscitando le attenzioni dell’ala più ortodossa della Chiesa e quelle dei Gesuiti.
La discussione giunse a termine nel 1664 con la pubblicazione dell’opera “Ragguaglio di due Nuove Osservazioni Una Celeste in ordine alla Stella di Saturno; e Terrestre l’altra in ordine à gl’istrumenti medesimi, co’quali s’è fatta l’una e l’altra osservazione”, redatta da Giuseppe Campani, orologiaio, ottico e astronomo, nato intorno al 1635 a Castel San Felice, frazione del comune di Sant’Anatolia di Narco. Giuseppe non si limitò a dimostrare la presenza di anelli attorno a Saturno, ma ne descrisse anche la corretta conformazione grazie all’utilizzo di cannocchiali di propria fabbricazione.
Nell’operetta l’inventore romano nato a Castel San Felice sostenne di aver visto distintamente l’anello di Saturno così come descritto dall’astronomo olandese, ponendo così fine alla lunga sequenza di pubblicazioni e di asserzioni circa l’interpretazione di quel fenomeno astronomico così particolare e affascinante.

Il libretto a stampa, composto in tutto da 43 pagine in fronte-retro, ebbe una diffusione immediata presso gli astronomi del tempo, molti dei quali considerarono la stampa del Campani come prova inconfutabile dell’esistenza del tanto discusso anello di Saturno.
Queste le parole con le quali il Campani descrisse l’anello di saturno così come apparve in alcune sue osservazioni compiute a cavallo tra il 1663 e il 1664 tutte eseguite con cannocchiali di sua fabbricazione.

“… dimostrarono distintamente i miei cannocchiali esser Saturno cinto d’un cerchio quanto all’apparenza di forma ellittica disteso in tal positura d’intorno al globo, che la parte superiore e verso il polo Artico, asconde una portioncella del detto globo, come al contrario la porzione inferiore del cerchio, cioè quella, che è verso l’Antartico, viene in parte dal medesimo globo adombrata, e coverta.”

Un artigiano originario della Valdinarco, avvalendosi dei propri cannocchiali, aveva di fatto superato nel campo tecnologico alcuni dei più affermati astronomi del tempo.
Negli anni a seguire i cannocchiali del Campani saranno utilizzati dai più importanti astronomi del tempo, primo tra tutti Gian Domenico Cassini, contribuendo a scoperte astronomiche sensazionali che si dimostrarono determinanti per l’affermazione della moderna astronomia.
 

Bibliografia:
Anatolio Egidi, I fratelli Campani da Castel San felice. Vita e opere di tre inventori post-galileiani, Spoleto 2011