Rami d'oro e perle di luna: il vischio di fine anno tra leggende e tradizioni

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Tra tutte le piante care alla tradizione natalizia, il vischio è sicuramente una delle più famose, tanto che leggende e usanze a esso collegate si rintracciano in tutte le epoche e società.

L'origine della popolarità di questa pianta è probabilmente riconducibile alla natura stessa del vischio, dal momento che, unico nel suo genere, esso non nasce dal terreno, ma si sviluppa direttamente dai rami della pianta che lo ospita.
Il termine corretto per definire questa sua caratteristica è emiparassita, ossia che sfrutta per metà il nutrimento della pianta su cui cresce.
Proprio questa sua particolarità è all'origine di tutte le tradizioni nate nell'immaginario comune, che lo ha associato fin dai tempi più antichi all'elemento dell'aria, in cui nasce e si sviluppa.

Tra le popolazioni del mondo antico, i Celti sono coloro che hanno sviluppato un maggiore legame con questa pianta, per i quali era così importante da riservargli un vero e proprio culto.
Le leggende di questo popolo attribuivano la nascita del vischio alla caduta di una folgore in uno dei rami della pianta ospite, tanto che era chiamato anche "scopa di fulmine". La sacralità della comparsa del vischio, soprattutto se era nato su un ramo di quercia, era vissuto come un evento magico, e per tanto interpretato come manifestazione della volontà degli dei.
A esso erano attribuiti poteri curativi, oltre che magici, la sua raccolta poteva essere paragonata a un vero e proprio rituale, ed era riservata ai soli sacerdoti del popolo celtico, i Druidi. A questi era permesso raccogliere qualche ramo del prezioso vischio solo in caso di reale necessità, usando esclusivamente un falcetto d'oro, e avendo cura di non farlo entrare in contatto con il suolo per evitare che perdesse i suoi poteri legati alla sfera del cielo in cui era nato.

Sempre nelle tradizioni nordiche, il vischio viene associato anche alle divinità femminili del cielo, come quelle legate alla Luna, forse perchè la forma delle sue bacche, bianche e lattiginose, ne ricorda la forma. Ad esempio, la norrena Freya, dea dell'amore e delle partorienti, è ricordata in una leggenda in cui appare proprio questa pianta, in cui uno dei suoi due figli uccide l'altro proprio con un dardo di vischio. Freya, dopo aver tentato di proteggere Balder dall'ira e dall'invidia del fratello Loki, non può far altro che piangere il suo dolore sul corpo del figlio. Le lacrime versate da Freya trasformarono il vischio in tante bacche perlate, e Balder tornò in vita. Colma di felicità per il figlio, Freya iniziò a ringraziare chiunque passasse sotto l'albero con un bacio, e il vischio iniziò a diventare un simbolo di protezione e d'amore, in grado di sconfiggere anche la morte.

Anche nelle tradizioni latine è possibile rintracciare un legame tra il vischio e leggende, tra cui probabilmente il più famoso è il passo riportato nell'Eneide virgiliana. In questo poema è proprio lo stesso Enea, da cui discende la stirpe dei Re di Roma, che deve riuscire a raccogliere il "ramo d'oro", ancora una volta il vischio, per scendere nell'Ade e rincontrare l'anima del padre Anchise. Per portare a compimento questa prova, Enea verrà aiutato dalla madre Venere, dea dell'amore, che indicherà al figlio il luogo in cui si trova l'albero da cui raccogliere il vischio. Ancora una volta sembrano tornare elementi legati a questa pianta già emersi nella leggenda di Freya e Balder, anche se meno evidenti, come il collegamento con il concetto dell'amore, rappresentato dalla presenza della dea Venere, o il legame tra mondo dei morti e ritorno alla vita, simboleggiato dalla discesa negli inferi e ritorno dell'eroe.

Il legame tra il vischio e il concetto di morte e resurrezione, rintracciabile in molte le leggende del mondo antico e divenuto ancora più importante con l'avvento del Cristianesimo, è probabilmente ciò che le ha permesso di sopravvivere nelle tradizioni dei giorni nostri, in cui è conservata principalmente la simbologia di pianta benaugurale.
È infatti usanza, durante il periodo natalizio, appenderlo alle porte delle case come buon auspicio per chiunque entri, sebbene la tradizione moderna forse più famosa è quella che assicura protezione da problemi e difficoltà a due innamorati, se questi si scambieranno un romantico bacio sotto a un ramoscello di vischio per salutare il nuovo anno.

Oltre a queste leggende, il vischio porta con sé anche una serie di usi popolari. Ad esempio, le sue bacche venivano spremute per ottenere una sostanza collosa con cui era possibile realizzare delle trappole per catturare uccelli di piccola taglia.

Il nostro amico Angelo durante queste feste di Natale è venuto a trovarci portandoci in dono un rametto di vischio, a cui è particolarmente affezionato visto che è stato lui a innestarlo, seguendo un metodo che ha condiviso con noi:

“Da dicembre a febbraio si prende una bacca la schiacci, esce fuori la polpa col semetto poi va su la pianta, se prendono i rametti gentili e giovani che hanno un anno o 3 anni e lo pigi e rimane appiccicato lì perché è viscosa la bacca, fai un cornettino e si appoggia la corteccia della pianta e durante l’estate ce fa le radici, dentro al legno, è parassita perché, quando...se s’arrempono troppo le piante, se non lo levi la secca muoiono insieme allora la mela, la mandorla, salvastrello, la pirra, le solve, la bianchella qui da noi je dicemo il trastullo gentile, perché ci sta quello più ruvido.. scacciapecore je diciamo, fa un po’ su i piantoni, sulla alpatella, tillia, sulla ciliegia selvatica, sulla rubinia..quella che picca ce vene bella pure lì, più o meno ce fa in tutte, se tu c’hai su per il giardino una pianta di quella, però attecchisce un po’ ovunque, le pere, l’albicocche, sulle piante giovanili però, fa come t’ho detto che funziona..”

A questo punto non rimane che prepararsi per la notte del 31 dicembre procurandovi un bel ramo di vischio per salutare l’arrivo del nuovo anno sotto la sua protezione.
E non dimenticate di baciare la persona amata sotto uno dei suoi magici rami, se volete assicurarvi tanta fortuna e felicità anche in amore.


Breve bibliografia:
J. G. Frazer, Il ramo d'oro : studio sulla magia e la religione, introduzione di Alfonso M. di Nola
Roma, Grandi Tascabili Economici Newton, 1992

Virgilio, Eneide, libro VI libro vv. 133-141.