"Carnovalettu" o "Mezza quaresima"

“Lu Carnovaléttu”, la giornata senza tabù religiosi

quaresima carnevaletto

Terminato il carnevale inizia il periodo di magra per eccellenza, la quaresima, durante il quale finivano le musiche e le improvvisate sale da ballo si svuotavano; solo per il “Carnovaléttu”- che quest’anno cade l’11 Marzo- ossia la domenica in cui per un giorno si sospendevano tutte le astinenze quaresimali, si poteva di nuovo mangiare carne e fare pasti più abbondanti.

Durante la nostra ricognizione etnografica, finalizzata alla realizzazione della mappa di comunità di Sant’Anatolia di Narco, abbiamo scoperto che trascorsi 23 giorni dal mercoledì delle ceneri sembra che fosse tradizione interrompere il digiuno quaresimale mangiando ballando e cucinando i “frittelli” e la “pizza scarturella”. Ai parroci locali questa usanza non piaceva molto sopratutto per “li festini”, perché durante queste feste lo schema tradizionale del digiuno veniva rotto per questo vigilavano attentamente che non si cadesse in eccessi, di bicchiere o di bestemmie, ma soprattutto che queste feste da ballo terminassero prima della mezzanotte, altrimenti la festa veniva interrotta dalle incursioni del parroco. Purtroppo, visto che queste feste avevano un valore goliardico, non abbiamo documentazione fotografiche. Naturalmente questo era ciò che avveniva in questa zona della Valnerina, ma l’usanza più famosa di questo giorno sicuramente è quella che viene registrata da antropologi estremamente importanti come Seppilli, Baronti e molti altri, la tradizione di Sega la Vecchia, dove un gruppo di ragazzi, armati di “stroncone”, la lunga sega da boscaiolo a due manici, si recavano sotto la casa della donna più vecchia del paese urlando di essere venuti per segarla a metà.

Questa tradizione consiste in una rappresentazione teatrale, che nelle forme più arcaiche era itinerante e si sviluppava lungo un percorso che prevedeva delle tappe, mentre oggi si svolge generalmente in luoghi destinati alle rappresentazioni e alle feste, come centri ricreativi o teatri.

Queste tappe diventavano gli scenari della rappresentazione e, generalmente, corrispondevano ai casolari sparsi nelle campagne, dove il pubblico, in “cambio” della performance e della condivisione del rituale, offriva e regalava alcuni generi alimentari. 
Lo sviluppo della rappresentazione, in relazione a una variante registrata a Valvitiano, presso Ponte Felcino in provincia di Perugia, nel 1958, è così schematizzato.
Il gruppo giunge davanti ad un casolare e chiede il permesso di entrare a rappresentare l’ azione che ha inizio in una stanza della casa. Sono presenti il padrone della ‘macchia’, il pagliaccio, la vecchia e il suonatore di fisarmonica. Quasi subito entrano i due “segantini” che contrattano con il padrone della macchia il prezzo per poter abbattere una vecchia quercia che si erge immobile al centro della stanza. I segantini sfiorano i piedi della vecchia con dei colpi di accetta e l’abbattono così che essa crolla fragorosamente a terra. Ma in effetti, e senza che i segantini se ne accorgano, l’ultimo colpo, quello decisivo, è dato mediante un pugnale dall’assassino entrato rapidamente nella stanza e subito riparatosi in un angolo. I segantini, a colpi di accetta, sfrondano la vecchia dai rami e dopo averla misurata iniziano a segarla cantando accompagnati dal suono della fisarmonica. Entra poi il vecchio che cerca piangendo la sua sposa e dopo averne chiesto notizia la riconosce nella quercia abbattuta e si abbandona in lacrime vicino a lei.
A questo punto entrano in scena molti personaggi, dal telefonista al dottore, dai carabinieri, il al prete e al sagrestano, ma quando tutti si aspettano che la vecchia esali l’ultimo respiro, questa lentamente riprende le sue forze, si leva in piedi e balla col vecchio una danza accompagnata dal suono della fisarmonica, cui partecipano ben presto altre coppie.

Se siete curiosi di vedere questa rappresentazione cliccate qui

L’usanza di Sega la Vecchia è diffusa in tutta Europa con sfumature diverse tutte consistenti nel troncare o segare a metà con l’ascia un vecchio tronco secco, immagine della natura nella morsa dell’inverno. Il tronco secco veniva poi bruciato a simboleggiare la morte e l’incombente rinascita della vegetazione dopo il freddo invernale.

Voi conoscete questa usanza? Fatecelo sapere!

BIBLIOGRAFIA
T. Seppilli “Le feste contadine di Sega la vecchia in Umbria”
J. Frazer “Il Ramo d’Oro”
G. Baronti, G. Palombini, D. Parbuono, “Sega Seghin Segamo...” Studi e ricerche su “Sega la vecchia” in Umbria